Il ciclo naturale delle cose

Eleonora Guandalini, laureata in giurisprudenza con solida cultura giuridica, dopo la morte del padre decide di chiudere lo Studio Legale per dedicarsi all’altra attività di famiglia, quella culturale-editoriale. Organizza eventi, festival, manifestazioni culturali privilegiando i rapporti personali sempre arricchenti con autori, giornalisti e registi che di volta in volta incontra. Ama curiosare in giro per il mondo.

Nel programma 2017 ha lasciato molte tracce delle sue “impronte culturali”…

1) Come ti sei avvicinata al Festival della Lentezza?

Da quando ho lasciato da parte la carriera forense per un mondo che mi è più congeniale e più vicino alla mia sensibilità, collaboro con mia madre. Lei presentava a Colorno due suoi amici ed io, con grande positivo stupore, mi sono imbattuta in un festival particolare. Decidere di collaborare con loro è stato inevitabile.

2) Qual’è il tuo rapporto personale con il tempo?

Quando ero piccola, come tutti i bambini, non vedevo l’ora che il tempo passasse per poter diventare adulta; adesso mi godo il presente e mai vorrei che il tempo scorresse più veloce, ne’ che rallentasse. Assaporo ogni giorno e ogni ora con giusta consapevolezza e ho la netta percezione che il mio tempo mi appartenga totalmente.

3) Il Festival si sforza di contrapporre alla fretta e all’omologazione quello strumento di crescita e democrazia che conosciamo come CULTURA. Perché è importante per te e qual’è la tua idea di cultura?

Cultura è parola talmente grande e importante che fatico quasi a scriverla. Ho sempre vissuto in un ambiente in cui tutto era cultura: il cibo, i viaggi, un tramonto nella lontana Cina, una mostra d’arte, un concerto di Bob Dylan, tutto mi sembrava normale e allo stesso tempo, invece, avvertivo quanto fossi privilegiata nel poter vivere quelle emozioni. Il mio sogno? Che tutti, sin da bambini, indipendentemente dalla loro condizione economica, possano approcciarsi al concetto di bellezza e di cultura in senso lato e che ognuno possa ritagliarsi spazi di tempo per se stesso. Qualcuno ha detto che con la cultura non si mangia, ma la cultura è cibo per l’anima e l’anima va nutrita.

5) Il tuo lavoro dietro le quinte del Festival ha arricchito notevolmente il parterre di temi e contenuti inseriti nel programma culturale. Qual’è stato il filo conduttore che ha animato la tua ricerca?

Ho tanti amici che si occupano di scrittura, giornalismo, cinematografia. Ho ricercato tra di loro quelli che per la specificità del loro lavoro, mi sembravano più attinenti alla tematica del festival di quest’anno. È stato bello riprendere i contatti con loro, far leva sulla loro disponibilità e, sarà ancora più bello, approfittare dei giorni della manifestazione per trascorrere insieme un po’ di tempo “lento”.

6) Se dovessi definire il festival della lentezza con un aggettivo e con un colore, quali utilizzeresti?

L’aggettivo? ORIGINALE. Perché in un mondo in cui tutto va ossessivamente veloce, proporre il recupero e il valore del senso della lentezza, è idea innovativa. Il colore senz’altro il marrone, perché terra=ciclo vitale della natura, che ogni anno lentamente si risveglia e ogni anno lentamente si addormenta.