La cultura con la C maiuscola

Mariangela Guandalini, laurea in lettere classiche all’Università di Padova, dal 1974 al 1986 collabora con suo marito Giorgio, figlio dell’editore Ugo Guanda, alla conduzione della casa editrice Guanda. Successivamente si dedica all’organizzazione di festival e manifestazioni culturali in varie città italiane. Appassionata di culture altre.

Con la figlia Eleonora, per il Festival della Lentezza cura l’ideazione di alcuni degli appuntamenti presenti nel programma culturale della manifestazione. Le abbiamo posto alcune domande.

1) Come ti sei avvicinata al Festival della Lentezza?

Un amico caro, poeta, pittore, attore, mi chiese l’anno scorso di presentare una sua mostra di quadri-poesie a Colorno in occasione del Festival della Lentezza. Accettai e fu l’inizio di una bella collaborazione.

2) Qual’è il tuo rapporto personale con il tempo?

Il mio concetto di tempo e’molto pirandelliano. Talvolta mi sfugge, qualche volta, di rado, mi scorre lentamente tra le dita. Andando avanti con gli anni, ho imparato a centellinarlo, ma non quanto vorrei. Mi piacerebbe poterne assaporare ogni istante, ma non è un lusso che riesco a concedermi spesso.

3) Il Festival si sforza di contrapporre alla fretta e all’omologazione quello strumento di crescita e democrazia che conosciamo come CULTURA. Perché è importante per te e qual’è la tua idea di cultura?

Lavorando da sempre in questo ambito ed erede di una famiglia (quella in cui sono nata) nella quale la cultura e’sempre stata al centro di ogni giornata e di ogni momento libero (ricordo con nostalgia le vacanze estive di quando ero bambina trascorse nella grande casa di campagna di mio nonno che,ogni mattina, sin dalle elementari, ci dava lezioni di greco e di latino, materie fondamentali a suo avviso, per la nostra crescita futura), ritengo che la cultura sia essenziale per ogni essere umano per affrancarsi da ogni forma di asservimento  e per sentirsi creatura libera. Oggi non è facile fare cultura con la C maiuscola perche’ ci sono pochi fondi e perché bisogna rispondere ad un pubblico sempre più addomesticato da una cattiva televisione, ma provarci e cercare di cambiare le cose e’ ancora possibile per non perdere la speranza.

4) Al Festival introdurrai e intervisterai personalità molto diverse tra loro, cercando di accompagnarle nel cammino professionale e personale che stanno facendo. Hai già in mente la “mappa” che seguirai?

Per questo festival Eleonora ed io abbiamo scelto tra i nostri amici quelli che più degli altri si erano occupati, ognuno in maniera diversa rispetto alla sua professionalità, di tematiche talvolta scottanti, ma che la nostra società si trova ad affrontare quotidianamente e che in qualche modo rispecchiavano il focus della manifestazione di quest’anno che è il cammino, quello metaforico dei passi, uno dopo l’altro, macinati con caparbietà e con lenta metodicità per arrivare lì dove si vuole. Questo sarà lo spirito col quale affronterò gli incontri con i vari autori, muovendomi discretamente assieme a loro per lasciarli completamente liberi di esprimere il loro pensiero e di raccontarci il difficile cammino verso la legalità o quello sempre più duro per sconfiggere la mafia o per raccontare dal di dentro scenari di guerra o per analizzare il lento ostico viaggio dall’adolescenza all’età adulta, o, ancora, per ripercorrere i cammini che hanno portato all’Unita’ d’Italia e alla Liberazione.

5) Se dovessi definire il festival della lentezza con un aggettivo e con un colore, quali utilizzeresti?

L’aggettivo che più mi viene in mente e’ “necessario”, perché fare delle pause e ritrovare il senso del tempo è essenziale nella vita di ognuno. Il colore è il bianco in tutte le sue sfumature perché è un non colore che, pur senza assorbire i colori dell’arcobaleno, li riflette tutti insieme, esattamente come fa il tempo quando diventa lento.