Comunità provvisorie

Il paesologo Franco Arminio sarà nostro graditissimo ospite durante la terza edizione del Festival della Lentezza. Gli abbiamo fatto qualche domanda.

1) Sarai al Festival sabato 17 giugno, per un incontro dal titolo “Geografia commossa dell’Italia interna”. Di cosa ci parlerai?

Delle cose che guardo nel mio girare per l’Italia. Vi parlerò di dettagli più che di astrazioni, di euforie del corpo e di avvilimenti del corpo, dell’amore della geografia, delle comunità provvisorie, vi parlerò di poesia e di impegno civile, di come provo a tenere insieme le due cose.

2) Ti definisci paesologo, un mestiere purtroppo poco diffuso di cui ci sarebbe un gran bisogno nel nostro disastrato Paese. Ce ne vuoi parlare?

Non so se è un mestiere, forse è solo una forma di attenzione. Il mio lavoro parte dal fatto che esistono i paesi, ma ci sono poche cose ben scritte sui paesi. Allora la paesologia cerca di mettere a fuoco un paese com’è adesso. Io lo faccio col mio corpo spaventato, con la mia attenzione che oscilla tra il corpo e il paesaggio.

3) La tua scrittura è molto evocativa, ma al tempo stesso richiama una fisicità e una concretezza davvero efficaci. Sembri suggerirci che una possibile via di uscita da questa situazione di degrado civico debba passare dalla bellezza e dall’azione.

Bellezza e azione forse si possono coniugare nella parola intensità. Io cerco il canto dell’intensità, non mi interessa chi allunga il brodo, chi pensa alla vita come un divertimento o una faccenda noiosa da consumare in attesa di morire. Alla fine l’intensità ha sempre una qualche parentela col religioso. Si parte dal guardare, ma ci vuole una spinta teologica. Il degrado civico alla fine si combatte riattivando una qualche sacralità nel nostro stare qui.

4) Nel tuo “cammino” ti occupi e prendi cura dell’Italia di mezzo, delle periferie dell’impero. Com’è l’Italia che non va in televisione?

 Mi pare un’Italia bellissima, di cui spesso non si prende cura neppure chi la abita. A me pare incredibile che ci siano tutti questi paesi pieni di porte chiuse. Io milito per il margine, per l’orlo. Sono i posti in cui ancora mi commuovo, in cui trovo quell’intensità di cui parlavo prima.

5) Quali sono, se posso chiederlo, i tuoi progetti per il futuro?

Non credo di avere progetti particolari. Mi pare abbastanza sicuro che scriverò ancora, che scriverò fino alla fine. Credo che usciranno altri libri, farò altri giri. E tutto questo mentre il tempo passa. La vita alla fine è solo tempo che passa.