Il cuore di una comunità

Lo scrittore Cristiano Cavina sarà nostro graditissimo ospite domenica 18 giugno, intervistato da Federico Taddia. Gli abbiamo fatto qualche domanda.

1) Nel libro “La pizza per autodidatti” abbini le pizze alle persone che le scelgono, nel “breve trattato di psicologia per la pizza”. Qual’è una pizza che potrebbe piacere a chi ama la lentezza?

Beh, di sicuro la Farrosa, come noi chiamiamo la pizza in cui ci va di tutto un po’.  Ci vuole un sacco di tempo per condirla! Oppure il metro. Anche quella ci vuole un sacco di tempo per prepararla. Oppure, il calzone. Ecco, il calzone è per chi ama la lentezza. Bisogna aspettare pazientemente che all’interno la temperatura cali a livelli umanamente sopportabili, prima di poterlo mangiare…

2) “Fare la pizza è come amare qualcuno, no? E amare qualcuno è come fare la pizza. Ci vogliono impegno e costante attenzione. Ma senza perdere la gioia”. A noi sembra che questi “ingredienti” si sposino perfettamente con l’idea che abbiamo di lentezza. Qual’è la tua idea di lentezza?

La mia idea di lentezza è quando ti fermi mentre stai facendo qualcosa di bello per farlo durare di più. Tipo leggere un libro che ti piace da morire e vorresti non finirlo mai.

3) In “Pinna Morsicata” racconti del viaggio che accomuna Spigolo e Pinna Morsicata. Insieme si nuota più veloci, più leggeri e si può affrontare tutto, recita la quarta di copertina. Quest’anno il tema del festival è il cammino. Ci si salva insieme?

Io non credo che esistano cose che vengano meglio se fatte in solitudine. Senza qualcuno con cui condividerle, è come non averle fatte per niente.

4) Il tuo paese, Casola Valsenio, è un comune virtuoso. La festa dei frutti dimenticati, che ha dato il titolo a un tuo libro, è una delle tante bellissime iniziative della vostra comunità. Quanto è importante per te partecipare attivamente alle iniziative e ai progetti della tua realtà?

Io partecipo attivamente alla costruzione dei carri allegorici, una sfida/sfilata tra imponenti carri di gesso grandi come una casa di tre piani. Li facciamo sfilare da 120 anni. Pare sia l’unico carnevale serio del mondo, dato che i temi che rappresentano sono sociali/politici. Lo faccio perché mi piace lavorare insieme a quelli della mia società, e vincere la sfilata insieme a loro, quando la giuria ci premia. Ma lo faccio anche perché è quel genere di tradizione che racchiude il cuore di una comunità. I carri, e la festa dei frutti dimenticati, sono Casola.

5) Posso chiederti a cosa stai lavorando adesso?  

Cerco di uscire vivo dalla stesura di tre romanzi contemporaneamente!