Festival della Lentezza 2018

“Coltivare“

Prendi un poeta, un contadino, un panettiere. O un sognatore. Mettili tutti intorno a un tavolo e osservali bene. Che cos’hanno in comune? Ognuno di essi sa fare una cosa soltanto: coltivare.

Nell’ebraico antico (abad) coltivare letteralmente significa servire. Occorrono devozione e cura e attenzione. Coltivare è un atto di fede, carico di futuro. Se provi ad ascoltare il tuo orologio biologico ti indicherà il cammino. E’ il ritmo saggio delle stagioni, delle pulsioni istintive.

Hai mai coltivato un’emozione? Possiamo essere ciò che vogliamo, a pensarci bene. Un poeta. Un contadino. Un Panettiere. O un sognatore. Anche chi fa cultura è un contadino. Cultura deriva dal latino colere, coltivare. Preparare il terreno, per renderlo fertile.

Questa è la parola alla quale gireremo intorno: coltivare. La annuseremo. Le faremo la corte. Perché la coltura (quella praticata nei campi, quella delle emozioni) è sempre e prima di tutto una questione di tempo.

E’ un mondo capovolto, ciò che ti serve. E la sapienza di chi sa aspettare. Oggi tornare alla terra è un gesto eversivo. Affondi nella concretezza, ed è il modo più lieto per spiccare il volo, lasciandoti travolgere dalle passioni. L’agricoltura, così come la cultura, è l’arte del fare e del saper immaginare. E’ essere fedeli al pianeta, e visionari d’amore. E’ fare le cose per bene, e farle insieme.

“Impara dai fiori ad essere paziente, ad aspettare. Perché i fiori lo sanno, che dopo un gelido inverno arriva la primavera.” (F.Ozpetek)