La vite, la vita

La vite, la vita

26 aprile 2018

Dagli scenari biblici del Monte Ararat alle colline ubertose di questo nostro XXI Secolo, ne ha fatta parecchia, di strada, la vite.

Prima delle mappe catastali, prima delle compravendite, prima delle menzioni geografiche aggiuntive, prima dei patrocini UNESCO, però, essa impersona un ruolo cruciale nell’immaginario dell’Uomo e nella società: è la pianta che più di tutte, per antonomasia, ci ricorda la vita.

 

Non solo, in più è in grado di donarci frutti da cui può scaturire gioia. Cosa significa, oggi, coltivare una vite sana per ottenere prima un’uva, e poi un vino, genuini? Quali effetti sulla conservazione del paesaggio, sulla tutela dell’ambiente, sull’essere di chi la cura può avere una vitivinicoltura che sia rispettosa del buonsenso e della tradizione? Come adattare la sensibilità dell’uomo a quella dei suoli e delle piante, e che cosa l’intelligenza geo-vegetale ha da insegnare a noi?

 

Se il vino è un successo planetario, non è affatto scontato che esso scaturisca da pratiche corrette, perché un conto è lo sfruttamento della terra, la massimizzazione del profitto, la monocultura, e un altro conto è invece un semplice ettaro di vigna fatto bene.

 

I vignaioli virtuosi, quelli con il callo ruvido nella mano e con il cuore in simbiosi con le stagioni, per tutta la loro vita sono stati e saranno allievi della Natura. Il loro lavoro è concreto e utile, perché assimila insegnamenti, diffonde conoscenza, e incentiva la bellezza.

 

Cosicché anche quest’anno, per nostra fortuna, potremo avere un po’ di vino buono per il nostro spirito, e per i nostri amici.

 

Di Diego Sorba, “Tabarro” (Strada Farini 5/B – Parma)

 

Torna anche quest’anno l’appuntamento apprezzatissimo delle degustazioni, tra qualche giorno tutte le informazioni con il programma completo e le modalità di prenotazione.