La riscossa della campagna contro l’avvento della chimica

La riscossa della campagna contro l’avvento della chimica

27 aprile 2018

La riscossa della campagna contro l'avvento della chimica agraria e dell'agro industria.

La riscossa della campagna contro l’avvento della chimica agraria e dell’agro industria. E’ questo il manifesto politico della bella intervista a Giovanni Battista Girolomoni, della Gino Girolomoni Cooperativa Agricola, tra i partner della prossima edizione del Festival della Lentezza. Li abbiamo coinvolti non solo come sponsor, ma come portatori di valori e contenuti. Ecco come ci ha raccontato la vita della cooperativa Maria.

Mi racconti come nasce e perché la Cooperativa Girolomoni? Di cosa si occupa?

La nostra storia inizia nel 1971 sulla collina di Isola del Piano, grazie all’iniziativa di Gino Girolomoni, padre del movimento biologico in Italia e fondatore della cooperativa. Il suo impegno ha avuto un ruolo fondamentale nel rilancio delle campagne e dell’agricoltura biologica in Italia. Le sue prime esperienze furono alla base nel 1977 della nascita della Cooperativa Agricola Alce Nero. Il marchio è poi stato ceduto nel 2004, quando nacque il brand Montebello, con una grafica raffigurante il monastero recuperato dalla nostra famiglia.

Dopo l’improvvisa scomparsa di Gino, nel marzo del 2012, la Cooperativa ha cambiato il proprio nome in Gino Girolomoni Cooperativa Agricola, che oggi continua con la nuova generazione. Siamo una cooperativa di agricoltori specializzata nella produzione di pasta biologica. Produciamo inoltre altri cereali e legumi e commercializziamo riso, sughi e passate di pomodoro, olio EVO, creme di frutta, aceto balsamico e couscous con il nostro marchio Girolomoni®“Solo acqua e farina che diventano pane e pasta: la più straordinaria invenzione della storia” – Gino Girolomoni

Girolomoni®non è solo un pastificio biologico. E’ la riscossa della campagna contro l’avvento della chimica agraria e dell’agro industria, è la lotta all’imboschimento e all’abbandono, un nuovo modo di vivere la campagna, per ridare prospettiva alla ruralità italiana. E’ far rivivere i valori della civiltà contadina come il rispetto per l’uomo e la natura. Questo rispetto implica un diverso modo di vivere, che oggi si traduce nell’uso e nella ricerca di energia da fonti rinnovabili, nel pagare un giusto prezzo al lavoro degli agricoltori, nel garantire al consumatore un prodotto finito ottenuto da materie prime italiane tracciate e ad un giusto prezzo, nel contribuire allosviluppo dell’economia locale e infine nel promuovere l’agricoltura biologica e questo stile di vita.

Leggendo la vostra storia risalta in tutta la sua evidenza la cura del territorio e il prendersi carico della sostenibilità della filiera imprenditoriale. Oggi più che mai questi temi (il biologico, la qualità alimentare…) sono diventati “di moda”. Come riuscite a valorizzare un percorso autentico e genuino in un mondo in grande evoluzione come quello biologico e biodinamico?

Per farti capire, per noi oggi concepire il termine “evoluzione” è stato decidere di fare il molino. Sono iniziati i lavori che porteranno entro il 2019 alla costruzione di un impianto di molitura all’avanguardia direttamente collegato al pastificio. Potremo controllare la lavorazione del grano in ogni fase, dalla coltivazione alla raccolta, dalla pulitura alla macinazione.

Il concetto di “oltre il biologico” per noi è molto concreto, in questo momento storico, oltre alla certificazione, condizione necessaria, c’è molto altro che per noi significa: molino e controllo completo della filiera.

Non sarebbe tutto più semplice sfruttando le risorse come fanno in molti, ottimizzando i costi e massimizzando i ricavi?

Lo sfruttamento delle risorse è una logica speculativa di breve termine. L’agricoltura biologica ha come primo obiettivo il mantenimento della fertilità dei terreni. Nel lungo termine questo ripaga i minori ricavi. Senza contare poi che nel conto economico bisognerebbe considerare anche le esternalità generate dalle scelte fatte in agricoltura. Pensiamo ai residui di pesticidi che si trovano nell’acqua e a quanto spendiamo per bonificare l’acqua.

O, senza voler monetizzare tutto, alla bellezza della campagna quando non vi è monocultura!

Ma lo sfruttamento delle risorse non riguarda solo la natura, ma anche l’uomo e il suo lavoro. Noi crediamo che un prodotto oltre ad essere bio, deve anche essere remunerato con giustizia per dare dignità agli agricoltori. D’altra parte vogliamo anche rendere un prodotto bio accessibile a tutti e non un prodotto di nicchia per pochi, e quindi facciamo il possibile per ottimizzare i costi, evitando gli sprechi e riducendo le inefficienze. Questa è la sfida del nostro essere cooperativa che gestisce tutta la filiera.

La vostra cooperativa si inserisce in un territorio e in una comunità piccola e periferica. Anche questa è una scelta “consapevole”?

Tutto nasce per ridare vita a un territorio scartato, abbandonato.

Non tutti i giorni si trovano su una collina un pastificio, con un monastero e una locanda che fanno accoglienza e presto un molino. Una volta ci abitavano circa 10 famiglie contadine, oggi di meno, ma ogni giorno salgono 50 persone per lavorare e viene gente da tutto il mondo a trovarci.

Mangiare non è soltanto trasformare e cuocere il cibo: è dono, spiritualità, amicizia, fraternità, bellezza, calore, colore, sapienza, profumo, semplicità, compagnia”. Questa frase bellissima di Gino Girolomoni riassume più di ogni altra il senso dell’edizione 2018 del Festival della Lentezza. Voi perché avete deciso di sostenere la manifestazione e di partecipare?

Perché alla fine in modo intrinseco è un concetto molto biologico: la lentezza è uno dei bisogni fondamentali dell’uomo oggi, il grano quando cresce è lento. La natura impone dei tempi che l’uomo vuole provare ad accelerare a tutti i costi ma questo è un modo di denaturare la terra e i suoi prodotti, i ritmi che ha da milioni di anni e noi non possiamo che stare con rispetto al suo passo. E va ritrovato anche nei nostri di ritmi, perché se la terra è denaturata, noi senza il giusto tempo ci deumanizziamo.