Del sentirsi liberi

Del sentirsi liberi

30 aprile 2018

Quest'anno abbiamo deciso di #coltivare anche la libertà.

Quest’anno abbiamo deciso di #coltivare anche la libertà. Lo faremo con una mostra fotografica molto particolare, che parte dalla Striscia di Gaza e arriva fino a Monte Grimano Terme (PU). La mostra “Cento giorni di solitudine” sarà inaugurata sabato 16 giugno alle ore 10.

Poi c’è l’arte, quella che libera la mente e consente di abbattere ogni barriera. Quella che ha portato a Monte Grimano una giovane donna palestinese che, a migliaia di chilometri di distanza dal proprio Paese di origine apre il proprio atelier in un spazio messo a disposizione dal Comune. La storia di Nidaa Badwan è potentissima, e mi restituisce il significato profondo della parola libertà. E’ una vera emozione raccogliere la testimonianza del marito Francesco Mazzarini, che mi riassume il viaggio che l’ha portata a noi. Un giorno di novembre del 2013, Nidaa è in strada con alcuni ragazzini a Deir al-Balah, nel sud della Striscia di Gaza, dove vive con la famiglia. Non indossa il velo ed è in compagnia di alcuni bimbi maschi. Una volta fermata dalle autorità del regime di Hamas Nidaa racconta del laboratorio di fotografia a cui sta lavorando. Una donna che pratica l’arte, a volto scoperto e insieme a un gruppo di giovani: sono motivi più che sufficienti per farla rinchiudere in cella, dove resterà per tre interminabili giorni, insultata e malmenata. Per essere rilasciata, i miliziani le impongono di firmare l’impegno a mettersi il velo ogni volta che uscirà di casa. Nidaa firma, ma poi mette in atto la sua ribellione, auto-recludendosi nella sua cameretta di tre metri per tre, unico luogo dove potersi esprimere per quello che è. Una donna libera. Un’artista. Libera.

In questi cento giorni di solitudine, Nidaa realizza una serie di autoscatti che diventeranno una mostra che sta facendo il giro del mondo. La notizia della sua protesta esce dalla piccola finestrella della sua camera e comincia a circolare prima a livello locale, fino ad occupare la prima pagina del New York Times. E’ il 27 febbraio del 2015, niente sarà più come prima. I media di mezzo mondo raccontano la sua vicenda, e in Italia è il Corriere della Sera a mettersi sulle sue tracce. Francesco con la sua associazione di volontariato propone al sindaco la possibilità di fare qualcosa di concreto per aiutare questa giovane artista. Nasce così il progetto del “Borgo delle libere arti”, un premio per adottare di volta in volta artisti con difficoltà di espressione nel proprio Paese di origine, che portino a Monte Grimano culture ed arte.

Le sue foto ti colpiscono per la loro bellezza – chiosa il sindaco Luca Gorgolini – Ma ti colpisce anche sapere il modo in cui sono state fatte. In una stanza di tre metri per tre, con l’autoscatto, in solitudine, con centinaia di scatti di prova e utilizzando esclusivamente la luce naturale proveniente da una piccolissima finestra”.

Oggi Nidaa è diventata parte della comunità. Ha realizzato un video per raccontare il borgo, svolge laboratori creativi nelle scuole del paese. Vive la sua vita da donna ed esprime il senso di una possibilità enorme che ci siamo dati ma che trascuriamo nel dare tutto per scontato, e nel pretendere di esercitare in solitaria questo diritto: essere liberi.

“I wait for the light” dichiarò alla giornalista del New York Times Jodi Rudoren nell’intervista che le ha cambiato la vita. A Monte Grimano Terme la luce è già arrivata. E’ la luce verde e a chilometro zero di un’intera comunità. Un esempio virtuoso e un modello per tutti noi, pesciolini rossi rinchiusi nei tanti acquari del mondo. Smaniosi di agitare le pinne nel vasto mare della realtà in divenire.