Un viaggio nella musica che amiamo

Un viaggio nella musica che amiamo

4 maggio 2018

Paolo Fresu e Daniele Di Buonaventura saranno protagonisti del concerto finale di questa quarta edizione del Festival della Lentezza. Domenica 17 giugno, nel terzo cortile della Reggia Ducale di Colorno (PR), ci accompagneranno in un dialogo in musica nel segno degli strumenti ad aria e di un lirismo dagli aromi mediterranei.

I due musicisti si ritrovano qui nella dimensione del duo. Una sorta di estrazione poetica del magico interplay del progetto madre e che caratterizza ormai da tempo i loro sempre più frequenti incontri ormai divenuti un progetto originale e autonomo. Un concerto di grande effetto che vive di intimismo e di piccole cose che raccontano i grandi colori dell’universo musicale contemporaneo. Abbiamo chiesto a Paolo Fresu di rispondere ad alcune domande.

1) Lei ha iniziato a suonare nella banda del suo paese, Berchidda. Quanto è importante una banda nella vita di una comunità?

E’ fondamentale. Non solo per l’apprendimento del linguaggio delle musica ma anche per quella palestra di vita che la Banda rappresenta bene in seno a una comunità. Non ci fosse stata la Banda a Berchidda non sarei diventato musicista e la maggiore parte de buoni fiatisti (non solo del jazz) vengono dalle Bande. Per questo ritengo sia una tradizione che non deve essere perduta. Ancora, quando torno nel mio paese, suono con  la Banda al fianco di quei ragazzini e ragazzine di 10/11 anni che mi ricordano me allora…

2) Tra i tanti rivoli della sua attività c’è anche un Festival che, nel tempo, è diventato un punto di riferimento in Sardegna e non solo, Time in Jazz. Lo ha definito un “monumento collettivo”, facendo intendere che un progetto culturale funziona meglio quando è un progetto di comunità… La cultura può aiutare a recuperare le identità perdute dei nostri territori e di chi li abita?

La cultura non solo aiuta a recuperare le identità perdute ma le rafforza. Perché le raccoglie e le getta nel contemporaneo. La cultura non musealizza ma rielabora e in questo momento storico abbiamo bisogno di rielaborare e metabolizzare non solo per comprendere chi siamo ma soprattutto per comprendere chi sono gli altri.

3) Con sua moglie Sonia qualche anno fa ha dato vita ad un progetto bellissimo, “Nidi di note”, sollevando il tema della musica nelle scuole dell’infanzia. La musica non è considerata un linguaggio per formare le persone, e il suo insegnamento nelle scuole è lasciato oggi alla buona volontà dei singoli insegnati che se ne fanno carico. Cosa dovrebbe fare, la scuola, per la musica?

La scuola deve fare ancora molto. Nel senso che fino a che la musica non sarà considerato un linguaggio fondamentale per la crescita individuale e collettiva resterà sempre fuori dai programmi scolastici. La musica deve essere presente fin dalla primissima infanzia perché i bambini suonano e percepiscono i suoni elaborandone le emozioni ancora prima di camminare. Se così non è non si può pretendere poi di avere la musica nella scuola primaria e di avere un pubblico di giovani ai nostri concerti.

4) Veniamo a noi… Al Festival della Lentezza, insieme a Daniele di Bonaventura porterete che tipo di repertorio? Che concerto dobbiamo aspettarci?

Il nostro concerto è un viaggio emozionale nelle musiche che rispettivamente amiamo. Ci muoviamo tra l’Italia, l’Europa e il Sudamerica passando dal jazz alle milonghe, da Bach a Puccini via Victor Jara o la canzone italiana. Scherzosamente diciamo che non suoniamo i tango ma alla fine, a volte, ci scappa anche quello. E poi suoniamo anche i nostri rispettivi brani  parte delle musiche della colonna sonora del film Vinodentro oppure una brano tratto dal Laudario di Cortona. E’ un viaggio che passa attraverso i nostri ascolti quotidiani che, di tanto in tanto, ci scambiamo facendoli diventare un concerto. Una sorta di intimo jukebox pubblico.

 

Il concerto è a pagamento, € 15,00 a persona. Non sono previste prevendite, da lunedì 7 sarà invece possibile prenotare un biglietto compilando l’apposito form sul sito del Festival.