Ritorno alla terra

Ritorno alla terra

29 maggio 2018

"Si deve cominciare a perdere la memoria, anche solo brandelli di ricordi, per capire che in essa consiste la nostra vita. Senza memoria la vita non è vita. La nostra memoria è la nostra coerenza, la nostra ragione, il nostro sentimento, persino il nostro agire". (Oliver Sacks)

Anna Maria Pedretti e Gianna Niccolai della Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari condurranno un laboratorio di scrittura autobiografica intitolato “Storie di vita: raccontare il lavoro dei campi“. Le abbiamo intervistate per il blog.

Quanto è importante la scrittura per la memoria, individuale e collettiva?

La memoria deve continuamente fare i conti con l’oblio perché sono molte di più le cose che dimentichiamo di quelle che ricordiamo, non solo come individui ma anche come collettività. La società ne dà continuamente prova. Chi scrive la propria storia ha modo di esercitare una riflessione sul proprio vissuto e contemporaneamente lasciare una traccia di sé, non solo degli avvenimenti che gli sono accaduti nella vita, ma anche di come li ha vissuti, dei sentimenti, dei sogni, delle emozioni che ha provato. Così Duccio Demetrio afferma che: “La memoria, difesa ed educata in noi stessi per gli altri tramite l’autobiografia, ci restituisce al senso di aver vissuto e di poter insegnare quel poco che della vita siamo riusciti a capire”.

La raccolta di testimonianze scritte permette poi di lasciare traccia di un passato collettivo attraverso visioni personali che non esauriscono o chiariscono tutti gli aspetti di una situazione, ma ci danno un quadro complessivo di un determinato tema storico a partire dai protagonisti più umili, dalle persone comuni. Infatti la narrazione è un’attività umana universale, presente in tutte le società, in ogni tempo e in ogni luogo. In ogni popolo e in ogni cultura esistono storie, miti e favole che consentono agli individui di riconoscere la propria vita, di spiegare e comprendere ciò che pare incomprensibile, di trasmettere le esperienze e le memorie individuali e collettive, di connettere passato, presente e futuro.

Quest’anno il Festival della Lentezza si concentra sulla parola “coltivare”. Parleremo di cibo e di agricoltura, e quindi di persone. Di cosa si occupa il vostro laboratorio?

Il nostro laboratorio s’intitola “Storie di vita, raccontare il lavoro dei campi” ed è rivolto alla formazione di biografi volontari interessati a conoscere la realtà di persone che coltivano la terra, sia mantenendo una tradizione familiare sia scegliendo l’agricoltura come nuova opportunità di vita e di lavoro. Utilizzeremo una metodologia, messa a punto nei corsi della Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari, che promuove la narrazione, accompagnata da un ascolto attento e partecipe. Quindi “coltivare” la relazione con l’altro è essenziale anche nel rispetto delle sue parole che dovranno essere accolte e riportate nella loro autenticità. Le storie raccolte, trascritte o sistemate in video, saranno lette o proiettate nell’ultimo giorno del Festival.

Oggi parlare di terra e di contadini sembra rivolgere la testa al passato, a un tempo e a una tradizione che sembrano non esistere più. Ma è davvero così?

Noi non siamo esperte della situazione dell’agricoltura nel nostro paese o dei possibili sviluppi. Da ciò che si percepisce, ascoltando trasmissioni televisive e testimonianze di scelte di vita di donne e uomini delle ultime generazioni, leggendo del boom di iscrizioni a certe facoltà universitarie, sembra di cogliere un nuovo vitale interesse sul tema del “ritorno alla terra” da parte di giovani che in questo vedono nuove e stimolanti opportunità di vita e di lavoro. Ma sarà proprio questo il tema della nostra ricerca che cercherà di raccogliere le idee, i sentimenti, le percezioni di sé di coloro che da più tempo o da poco si dedicano alla coltivazione dei campi.

Da quanto tempo collaborate con la LUA di Duccio Demetrio e cosa vi ha avvicinato al percorso dell’autobiografia?

La collaborazione con la Libera risale ai tempi della sua fondazione, nel 1999, ma avevamo conosciuto il Prof. Duccio Demetrio prima ancora durante un corso di formazione e ricerca per insegnanti. L’interesse per la metodologia autobiografica si è subito sviluppato sia relativamente alla scrittura di sé come bisogno personale, sia per quanto riguarda la sua applicazione in molti campi tra cui quello della raccolta di testimonianze individuali finalizzate alla ricostruzione di una memoria collettiva. Da allora non abbiamo mai smesso di frequentare i percorsi formativi che la Lua promuove; ma abbiamo anche realizzato numerosissime esperienze di conduzione di laboratori autobiografici, progetti di ricerche autobiografiche e di raccolta di storie di comunità.