Il cibo giusto

Il cibo giusto

30 maggio 2018

Non ha senso parlare di agricoltura biologica o di filiera corta se non si tiene anche conto della qualità di vita dei lavoratori e dei loro diritti. Ne parliamo con due aziende importanti come Coop e Mutti e con un'associazione come Libera.

Il cibo, per essere buono, deve anche essere giusto.

Nel modo in cui viene realizzato, nel compenso equo che deve spettare a chi l’ha fatto, nel ridotto impatto ambientale che deve lasciarsi dietro con la propria impronta ecologica. Per questo non ha senso parlare di agricoltura biologica o di filiera corta se non si tiene anche conto della qualità di vita dei lavoratori e dei loro diritti.

Da questo punto di vista, purtroppo, l’agricoltura italiana (e non solo) è in diverse zone del Paese flagellata da alcune piante infestanti a volte mortali, come il lavoro nero e il caporalato. E più è grande un’azienda più è difficile tracciare e garantire la filiera dell’occupazione.

Per questo abbiamo pensato di dedicare al tema una tavola rotonda che vedrà come protagoniste tre realtà importanti che a questo tema stanno dedicando uno sforzo culturale e azioni concrete per contrastarlo. Venerdì 15 giugno a partire dalle 19 presso la Sala del Trono della Reggia di Colorno (PR) si terrà l’incontro “La filiera giusta della legalità nel lavoro”. Ne parleremo con Renata Pascarelli (Direttore Qualità Coop), Francesco Mutti (Mutti SpA) e Davide Pati (Libera). A moderare l’incontro sarà il giornalista Alberto Grossi di LEN.

“Il lavoro dovrebbe essere una grande gioia ed è ancora per molti tormento, tormento di non averlo, tormento di fare un lavoro che non serva, non giovi a un nobile scopo”. (Adriano Olivetti).

L’EVENTO AL FESTIVAL