La parola disattesa

La parola disattesa

11 giugno 2018

L'intervista esclusiva ad Erri De Luca, ospite del Festival della Lentezza con l'appuntamento di sabato 16 giugno alle 21.15 nel terzo cortile della Reggia.

1) Il Festival della Lentezza è organizzato dall’Associazione Comuni Virtuosi, che si batte da anni per contrastare le cosiddette grandi opere e promuovere la cultura della cura del territorio, della sostenibilità e delle piccole opere utili. Lei è stato sotto processo per le sue dichiarazioni riguardanti l’alta velocità. Perché secondo lei la politica italiana fatica così tanto ad accettare che il futuro dell’umanità debba passare dall’accoglienza dei popoli e dal rispetto del mondo in cui viviamo?

La politica è una parola nobile oggi disattesa e ignota. Oggi si amministra una contabilità pubblica dando precedenza a interessi privati. Tra questi rientrano opere nocive, superflue e spesso inutilizzate. I flussi migratori sono avvenimenti al di fuori della portata di gestione e comprensione dei governi in corso.

2) Qual è il suo rapporto con il tempo in generale e come si accosta alla lentezza?

Ci tengo a non sprecarlo e a non incalzarlo. Ho saputo che niente di importante mi è accaduto a seguito di una mia attesa, di una mia pressione esercitata sul tempo. Mi attengo al presente e cerco di comportarmi meglio che posso giorno per giorno. Non mi prenoto per un qualche futuro.

3) “Il coltivato e il raccolto” è il titolo del suo intervento al Festival. Di cosa si tratta?

Non saprei, quando ho dato quel titolo avevo qualcosa in mente, ma ora non più. Cercherò comunque di non sbandare troppo lontano.

L’EVENTO AL FESTIVAL