Dalle persone, per le persone

Dalle persone, per le persone

19 giugno 2018

Oltre al ricco programma, ai grandi nomi e allo splendido luogo, il pubblico ha compreso in pieno che il Festival della Lentezza è fatto dalle persone per le persone. Si è conclusa l'edizione più partecipata e riuscita di sempre del Festival della Lentezza.

Coltivare la lentezza per restituire valore al tempo, al rapporto con gli altri, all’ascolto, all’importanza di ciò che si porta in tavola, all’agricoltura, all’ambiente, alla cultura.

Per tre giorni, con più di cinquanta appuntamenti, tra incontri, performance, spettacoli, musica, trenta laboratori per grandi e piccoli ed un pubblico sempre più partecipe e numeroso, che ha superato le cinquemila persone, il Festival della Lentezza, dal 15 al 17 giugno 2018 nei bellissimi cortili, spazi e giardini della Reggia di Colorno (PR), ha guardato alla vita con un approccio diverso, all’insegna della condivisione, della ricerca dell’autenticità dei valori di accoglienza e partecipazione.

La quarta edizione che si è appena chiusa ha visto il coinvolgimento di molte persone, che sono giunte da tutta Italia, per “coltivare” – il tema della manifestazione di quest’anno – un modo nuovo di percepire il tempo, recuperando il valore della terra, della cultura, della libertà, delle relazioni. Tra gli ospiti, nomi importanti come il filosofo e psicologo Umberto Galimberti, lo scienziato Stefano Mancuso, il musicista Samuele Bersani, lo scrittore Erri De Luca, la filantropa Cecilia Strada, il trombettista Paolo Fresu.

È stata l’edizione più bella, più sentita e più partecipata – ha detto Marco Boschini, direttore artistico del Festival e coordinatore dell’Associazione Comuni Virtuosi -. Oltre al ricco programma, ai grandi nomi e allo splendido luogo, il pubblico ha compreso in pieno che il Festival della Lentezza è fatto dalle persone per le persone. Il tentativo che si è cercato di fare è di unire i personaggi più noti a persone e tematiche che non sono note ai più, ma diventano occasione per innescare un cambiamento. Per esempio presentare soluzioni per rendere più efficienti i consumi, far conoscere i gruppi d’acquisto, dare spunti per creare  iniziative alternative all’insegna della sostenibilità”.

Il tema del “coltivare” è stato declinato in tutte le sue accezioni – coltivare il territorio, l’agricoltura e il cibo, la memoria, la creatività, la pace, la libertà, la cultura – attraverso contenuti importanti e strumenti diversi, fra musica, libri, mostre, documentari, danza, teatro, conferenze. Ad organizzare il Festival un gruppo di dieci persone che già dalla fine di giugno si rincontreranno per pianificare la nuova edizione e scegliere la parola chiave della manifestazione del prossimo anno, che sarà annunciata a fine mese, quando sarà presentato il video-racconto dell’edizione appena conclusa. A settembre costruiranno il nuovo programma, trovando risorse e allacciando collaborazioni. A lavorare dietro le quinte del Festival ci sono state invece circa cinquanta persone, tra cui volontari che sono giunti da tutta Italia, soprattutto studentesse e lavoratrici tra i 20 e i 40 anni. Hanno partecipato anche dieci ragazzi coinvolti nei progetti di alternanza scuola-lavoro e giovani rifugiati.

Oltre agli eventi del programma, il Festival della Lentezza è stato l’occasione per piantare il primo albero del Bosco del Tempo, un frutteto di frutti dimenticati realizzato nell’area di Via Milano, messa a disposizione del Comune di Colorno (PR). Sarà realizzato grazie alle donazioni giunte da tutta Italia tramite la campagna di crowdfunding portata avanti con Banca Etica e Produzioni dal Basso e dal contributo del Comune. Ogni albero avrà il nome del suo donatore, intitolato alla memoria di qualcuno, ad una nuova nascita, ad un comune, ad una classe di bambini. Tra le iniziative più apprezzate anche la cena anti-sprechi alimentari, la “Cucina degli avanzi”, che ha inaugurato la prima serata del Festival con una lunga tavolata nei giardini della Reggia. E poi, le due mostre fotografiche, “Cento giorni di solitudine” dell’artista palestinese Nidaa Badwan e “Mettiti nei miei panni” di Andrea Brintazzoli, il mercato contadino, lo spazio degli artigiani, lo street food. Perché è sempre più importante coltivare la lentezza.